Cos'è questo “effetto flipper”

In questa fase in cui si stabilisce chi verrà effettivamente eletto in parlamento, si comincia a parlare del cosiddetto “effetto flipper”, che è la ragione per cui vari candidati ancora non sanno se riusciranno a ottenere un seggio oppure no, e sono costretti ad aspettare che siano fatti complessi calcoli. L'effetto flipper scatta al momento dell'assegnazione dei seggi della Camera, che avviene con un sistema detto bottom-up, cioè deciso sulla base delle percentuali prese dalle liste su base nazionali, a partire dalle più alte. Al Senato l'assegnazione avviene su base regionale, quindi questo effetto non c'è.

Per spiegare l'effetto flipper bisogna semplificare un fenomeno a dir poco arzigogolato, e introdurre prima di tutto il concetto dei resti: per esempio se un collegio assegna 10 seggi, e un partito prende il 22 per cento, ha diritto a 2,2 seggi. Gliene vengono assegnati due e lo 0,2 di resto viene messo da parte per i calcoli successivi.

Ma la somma dei seggi ottenuti nei singoli collegi, a livello locale, potrebbe non corrispondere a quello deciso su base nazionale. È in questo questo caso che c'è l'effetto flipper: in sostanza se una lista in un collegio ha preso più seggi di quelli stabiliti a livello nazionale deve cederli, mentre una lista che ne ha ottenuti di meno dovrà riceverli. La lista cosiddetta “eccedentaria”, cioè che ne ha di più, li cede nei collegi dove ha ottenuto i resti minori (lo zero virgola suddetto) alla lista “deficitaria” con i resti maggiori.

È un sistema di compensazione assai complicato, che provoca una serie di incongruenze, come l'elezione di un candidato in una regione che alla fine viene eletto in un'altra.

Non è ancora ufficiale, ma si sta parlando dell'ipotesi non troppo remota che tra gli esclusi illustri ci sia anche Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord in parlamento dal 1987. Bossi era candidato alla Camera, capolista nel collegio plurinominale di Varese, ma al momento sul portale del ministero dell'Interno non risulta tra gli eletti: ci sono Lucrezia Maria Mantovani di Fratelli d'Italia e Alessandra Todde del M5S.

Se confermato sarebbe una grossa notizia. La Lega lombarda ha scritto in una nota che «non è ufficiale l'esclusione di Bossi, bisogna verificare». La Lega incolpa dell'incertezza l'effetto flipper, cioè l'astruso sistema di correzione delle ripartizioni dei seggi previsto dalla legge elettorale, che richiede calcoli complicati e spesso lunghi.

Alla Puskás Arena di Budapest la Nazionale di calcio maschile sta giocando contro l’Ungheria nell’ultima giornata di UEFA Nations League, ed è stato molto notato e commentato il fatto inusuale che, mentre è stato suonato l'inno nazionale italiano, hanno applaudito sonoramente anche i tifosi ungheresi.

Alcuni hanno interpretato l'applauso degli ungheresi come un messaggio politico: Giorgia Meloni è una stretta alleata del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che peraltro ha fatto grossi investimenti nel calcio (per esempio, è stato il suo governo a far costruire la Puskás Arena).

Alcuni giornali internazionali che non avevano fatto in tempo a occuparsi delle elezioni italiane domenica notte stanno recuperando con le edizioni del giorno successivo. Questa per esempio è la prima pagina del giornale francese Libération di martedì. Il titolo dice: "Tutte le paure portano a Roma".

Cosa è successo oggi

• In questo lunedì post elettorale si sono consolidati i risultati delle elezioni che erano emersi nella notte: 44 per cento alla destra, 26 per cento al centrosinistra, 15 per cento al Movimento 5 Stelle e 8 per cento al Terzo Polo.

• In tarda mattinata ha parlato Enrico Letta e ha annunciato che non si ricandiderà alla guida del PD, spiegando comunque di non volersi dimettere subito per tutelare l’interesse del partito e garantire una continuità nelle fasi che prepareranno il congresso con cui verrà sostituito.

• Dalle 14 in poi sono arrivati i dati sulle elezioni regionali in Sicilia, anche queste vinte nettamente dal candidato della destra, Renato Schifani, con il 42 per cento circa di voti.

• Nel pomeriggio Benedetto Della Vedova di +Europa ha annunciato che chiederà un riconteggio dei voti, perché il suo partito è arrivato molto vicino al 3 per cento necessario a entrare in parlamento, con uno scarto di poche migliaia di voti.

• In serata sono arrivati i dati dei seggi: la coalizione di destra avrà una maggioranza di poco inferiore al 60 per cento, solida per un governo ma lontana dai due terzi (con cui avrebbe potuto cambiare la Costituzione autonomamente).

 

Carlo Calenda poco fa ha scritto su Twitter che il risultato della sua lista, Azione-Italia Viva, è il «migliore per un movimento al debutto elettorale nella storia della seconda repubblica» dopo «la discesa in campo di Berlusconi e quasi alla pari con SceltaCivica (guidata però da un Premier in carica)». In sostanza Calenda dice che il suo è il terzo miglior risultato per un partito esordiente, ma non è vero: nel 2013 il Movimento 5 Stelle, alla sua prima elezione nazionale, prese una percentuale molto più alta: 25 per cento alla Camera e 23 per cento al Senato.

Qualcuno ha fatto notare l'errore a Calenda, che si è scusato e si è poi giustificato così:

La destra ha almeno 235 seggi alla Camera, 112 al Senato

Il ministero dell'Interno ha pubblicato i dati dei seggi ottenuti dai partiti e dalle coalizioni. Complessivamente la destra avrà una maggioranza del 58 per cento alla Camera e del 59 per cento al Senato. I voti sono quasi definitivi: alla Camera mancano i seggi della Valle d'Aosta  e al Senato quelli di Valle D'Aosta e Trentino, oltre a quelli della circoscrizione Estero.

Camera:

Destra 235

Centrosinistra 80

Movimento 5 Stelle 51

Terzo Polo 21

Südtiroler Volkspartei 3

Sud chiama Nord 1

Senato:

Destra 112

Centrosinistra 34

Movimento 5 Stelle 28

Terzo Polo 9

Sud chiama Nord 1

Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha scritto ai leader della coalizione di destra per congratularsi con loro della vittoria: «Attendo con ansia la nostra futura collaborazione per preservare la pace dei nostri Paesi e in Europa, per far ripartire l'economia europea e per alleviare la crisi energetica». Stamattina Orbán si era congratulato in particolare con Giorgia Meloni con un post su Facebook.

La Russa sul saluto romano di La Russa

Ignazio La Russa, uno dei fondatori di Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni e Guido Crosetto, ha dato una lunga e animata intervista su La7 con Enrico Mentana e i giornalisti presenti in studio. A un certo punto Mentana gli ha chiesto come ha reagito all’episodio di cui è stato protagonista il fratello Romano La Russa, ripreso una settimana prima del voto mentre faceva un saluto fascista al funerale di Alberto Stabilini, ex militante di estrema destra e suo cognato.

Ignazio La Russa inizialmente ha risposto scherzando, rifacendosi al tifo calcistico per l’Inter che condivide con Mentana: «Tu come hai reagito quando hai visto Radu fare quell’errore che ci è costato lo scudetto?». Radu, portiere di riserva dell’Inter, in una partita decisiva a Bologna lo scorso anno si fece un autogol che compromise la vittoria dello scudetto, poi vinto dal Milan. La Russa è quindi sembrato alludere al fatto che il gesto del fratello potesse diventare un autogol potenzialmente decisivo, poi però ha dato anche una risposta più assolutoria: «Romano è una persona molto buona, non ha saputo dire di no e scontentare la volontà degli altri, nonché di suo cognato e amico defunto».

Emma Bonino ha rimproverato Calenda

Nel frattempo ha commentato l'esito del voto anche Emma Bonino, tra gli illustri esclusi a queste elezioni. Ha detto che dedica quanto fatto in campagna elettorale a Gianfranco Spadaccia, segretario del Partito Radicale tra gli anni Sessanta e Settanta, morto domenica. Nella stessa conferenza stampa ha anche criticato molto duramente il suo ex alleato, Carlo Calenda: «Chi si dispiace di come sono andate le cose nel collegio di Roma centro o è ipocrita o è scemo perché sapeva benissimo come funziona la legge elettorale». In quel collegio, in cui erano candidati sia Calenda che Bonino, è stata eletta Lavinia Mennuni di Fratelli d'Italia.